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Autore Topic: I nazionalisti arabi imbracciano le armi nella battaglia per la Siria  (Letto 1439 volte)

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Offline alisio85

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da http://www.statopotenza.eu/

english.al-akhbar.com
Traduzione di Alessandro Casu

photo3Centinaia di nazionalisti arabi provenienti da tutta la regione hanno formato la loro milizia volontaria, la Guardia Nazionale Araba (ANG), per combattere in Siria per conto del regime di Bashar al-Assad. “Stavo guardando la TV ed i miei occhi caddero su una bandiera americana fluttante in mezzo alla folla nella città di Hama, roccaforte dell’opposizione,” racconta Nidal, un nazionalista arabo 25enne proveniente dal Libano e divenuto combattente dell’ANG. “Potete immaginare l’umiliazione e il disgusto che ho provato quando ho visto la bandiera [americana] sventolare scossa dal vento di Siria?” Come Nidal spense la sua sigaretta nel portacenere recitò le famose parole pronunciate dal primo presidente egiziano e leader panarabo Gamal Abdel Nasser: “Se l’America è soddisfatta di me, so di essere sulla strada sbagliata.” Con la bandiera rossa bianca e nera della Siria appuntata sulla parte superiore sinistra della sua camicia, Nasser, vecchio amico di Nidal e compagno in armi nell’ANG, interviene nel discorso. “Nel 2013 gli Stati Uniti hanno senza mezzi termini espresso la loro intenzione di attaccare la Siria“, dice Nasser. “In quel momento è diventato chiaro che noi, come giovani arabi che percorrono il sentiero rivoluzionario del Movimento Nazionalista Arabo (ANM), non potessimo più rimanere neutrali in ciò che crediamo essere la battaglia della sopravvivenza o della frammentazione, non solo per la Siria, ma per l’intera nazione araba.”
L’ANG è stato creata nel maggio 2013 – a seguito di vari attacchi aerei israeliani in Siria – da Abu A’ed, un cittadino libanese proveniente dalla città meridionale di Jabal Amal. Abu A’ed, insieme a molti dei suoi compagni del Campo dei Giovani Nazionalisti Arabi (ANYC), ha deciso di istituire l’ANG nel tentativo di preservare il concetto e l’ideologia del panarabismo, che hanno valutato essere in via di distruzione a causa dell’interferenza occidentale in Siria. Abu A’ed ha detto di avere circa 35 anni e mantiene un profilo molto basso, desideroso di evitare le autorità libanesi che lo hanno già detenuto e interrogato riguardo le sue attività in Siria in diverse occasioni. In ogni occasione è stato poi liberato per mancanza di prove. In precedenza aveva combattuto in Iraq contro l’invasore statunitense, ma ora trascorre la maggior parte del suo tempo in Siria. La milizia è composta da membri sia passati che attuali dell’ANYC – un campo giovani composto da una varietà di soggetti e movimenti panarabi provenienti da tutta la regione. Venne istituito per la prima volta nei primi anni ’90, nel tentativo di rilanciare il concetto di nazionalismo arabo. Oggi il campo si riunisce ogni anno in diversi paesi per discutere di questioni sociali e politiche.
L’ANYC è un prodotto del Movimento Nazionalista Arabo (ANM), le cui origini si possono far risalire al 1940, sotto la guida dell’intellettuale marxista palestinese George Habash. Negli anni ’50 il suo gruppo si alleò con l’intellettuale siriano Constantin Zureiq, trasformandosi quindi in ANM e  focalizzandosi su un’ideologia panaraba basata sul ripudio dell’imperialismo, del sionismo e del sostegno all’esistenza di una singola nazione araba dall’Oceano Atlantico al Mar Arabico, dove tutti gli arabi possano vivere liberi senza forme di estremismo etnico, religioso o settario. Questo movimento ha influenzato notevolmente la successiva formazione di partiti politici panarabi in tutta la regione. “Nel mese di maggio 2013 l’ANG, in collaborazione con l’esercito siriano, ha istituito campi militari presso il Monte Qasioun” ha spiegato Nidal, fratello di Abu A’ed. “E’ così che siamo entrati in battaglia.”
L’ANG ora include quattro battaglioni recanti i nomi di leader caduti: Wadih Haddad, un combattente nazionalista palestinese del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), responsabile per l’organizzazione dei dirottamenti aerei tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70; Mohammed Brahmi, tunisino, politico laico fondatore del Movimento popolare socialista e nazionalista dopo la caduta del dittatore Ben Ali nella rivoluzione tunisina e successivamente assassinato dagli islamisti nel luglio 2013; Haidar al-Amali, un politico di origine libanese e importante pensatore nazionalista moderno, ferito nella guerra libanese del 2006 e morto più tardi per le ferite riportate; e Jules Jammal, un ufficiale della marina siriana che ha affondato una nave francese durante la crisi di Suez verso la fine del 1956.
Secondo i combattenti all’interno della milizia il numero di reclute, provenienti soprattutto da Egitto e Palestina, è aumentato in modo significativo in seguito alla minaccia di attacchi aerei Usa contro la Siria a partire dal mese di settembre 2013. Combattenti dell’ANG cooperano strettamente con l’esercito siriano e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) e operano in una serie di settori tra cui i governatorati di Damasco, Daraa, Homs e Aleppo. Mentre l’NDF è costituita esclusivamente da cittadini siriani, i combattenti dell’ANG provengono da una varietà di paesi arabi, compresi Palestina, Libano, Tunisia, Iraq, Egitto, Yemen e Siria. Completamente finanziati e addestrati dall’esercito siriano, i combattenti prima di diventare ufficialmente operativi devono essere sottoposti a esercitazioni e corsi di formazione sia antincendio che di combattimento in campi militari dell’ANG o dell’esercito siriano a Damasco, e partecipare a corsi politici per conseguire un’adeguata comprensione del nazionalismo arabo.
L’ANG ha oltre 1.000 miliziani, mentre il numero dei volontari è sconosciuto a causa delle fluttuazioni costanti a seconda della posizione e dell’importanza delle battaglie. Fin’ora sono stati uccisi nove combattenti dell’ANG e più di 40 volontari hanno perso la vita. La maggior parte dei combattenti ha un’età compresa fra i 18 e i 30 anni, con alcuni giovani di 16 e 17 anni. Circa una cinquantina fra ex ufficiali dell’esercito iracheno ed egiziano, nonché dei gruppi palestinesi, sono impegnati nella formazione e nella cooperazione con l’esercito siriano in materia di tattiche militari piuttosto che di tipologie di impiego delle truppe sul campo di battaglia.
Mentre l’ANG esiste solo da circa un anno, molti dei suoi membri hanno già combattuto in Libia, Palestina e Iraq. “Come nazionalisti arabi non stiamo lottando per la sopravvivenza di Assad, stiamo combattendo per la sopravvivenza della nazione araba“, ha detto Nidal. “Proprio come abbiamo combattuto in Libia contro la NATO attraverso le Forze di Difesa arabe, in Iraq contro l’invasione degli Stati Uniti e nella Striscia di Gaza contro le forze di occupazione israeliane attraverso le Brigate di Resistenza Arabe e naturalmente il FPLP.” Tuttavia, secondo i membri dell’ANG, la loro presenza in Libia e in Iraq era abbastanza limitata e ininfluente a causa della mancanza di fondi e di armamenti. “L’esercito siriano ci ha accolto e ci ha fornito le armi e la formazione di cui avevamo bisogno“, ha aggiunto Nasser. “Né il regime, né l’esercito di Iraq e Libia hanno avuto la capacità di farlo.” Finora l’ANG ha partecipato a battaglie presso Hatita al-Turkoman, Barza, Mazaraa al-Qasimiya, al-Bayyada, al-Sbeneh, al-Kubra e la periferia di Shebaa nella provincia di Damasco. Ha anche svolto un ruolo in Ghouta orientale e occidentale, e nell’offensiva nella zona di al-Qalamoun. Essi hanno anche combattuto a Saidnaya, nella campagna di Quneitra, ad Tal al-Jabyeh, a Tal al-Hara e nel villaggio di al-Dawayeh al-Saghira.

Combattenti stranieri
Mentre molti si riferiscono ancora alla crisi siriana come a una guerra civile, la presenza di combattenti stranieri provenienti da tutto il mondo su entrambi i lati del conflitto, dimostra che la sua dimensione è globale, invero un conflitto che coinvolge forze internazionali con interessi e ideologie diverse. Il Dott. Jamal è un 36enne ex ufficiale dell’esercito egiziano che, secondo i suoi compagni di lotta dell’ANG, è convinto di essere “in primo luogo un arabo, in secondo luogo un arabo e in terzo luogo un egiziano“. Il Dott. Jamal ha lasciato l’esercito egiziano a giugno 2013, dopo che il presidente della Fratellanza Musulmana Mohammed Morsi ha espresso il suo sostegno all’opposizione siriana e ha chiesto un intervento internazionale nella crisi. In seguito ha deciso di aderire all’ANG.
Per i nazionalisti egiziani Bashar al-Assad e il partito Baath stanno affrontando una guerra simile all’aggressione tripartita subita da Abdel Nasser. Ahmed Osman, noto come Abu Bakr al-Masri, è stato il primo combattente egiziano dell’ANG ad essere ucciso in battaglia. Secondo il necrologio pubblicato dall’ANG, Abu Bakr, che era nel battaglione Jules Jammal, è caduto nel novembre 2013 nella battaglia per “liberare Qarra (nella provincia di Al- Qalamoun) dal wahhabismo” e “ha mantenuto la promessa fatta alla Nazione Araba e al suo popolo, sacrificandosi con onore e orgoglio nella battaglia per difendere l’unità e la dignità della Repubblica araba siriana”.
Una giovane recluta dell’ANG è Fidaa al-Iraqi, un 16enne iracheno attualmente in cura a Damasco dopo essere stato ferito nella battaglia di Tel al-Ahmar, una collina strategicamente importante nelle zone rurali di Quneitra. Oltre agli iracheni, egiziani e yemeniti, ci sono anche un certo numero di libanesi che hanno firmato per combattere nell’ANG. “Abbiamo lottato in prima fila sia con che contro i libanesi in Siria,” ha dichiarato Arabi, un 25enne di Sidone che è tornato in Libano a seguito di un infortunio subito in battaglia a Daraa. “Abbiamo combattuto fianco a fianco con Hezbollah e il Partito Nazionalista Sociale Siriano (SSNP) contro altri combattenti provenienti da diverse province libanesi“. Secondo Arabi centinaia di combattenti libanesi [che combattono fra le fila dell'opposizione siriana] hanno riformulato la loro lealtà in termini esplicitamente musulmani e preferiscono pensare a se stessi prima di tutto come musulmani e non come libanese o arabi. “L’opposizione siriana è ormai in gran parte dominata da combattenti islamici e jihadisti stranieri di al-Qaeda, che da sempre si oppongono ai nazionalisti arabi e hanno ormai da tempo abbandonato la causa palestinese“, ha detto Arabi. “Abdel Nasser li ha combattuti in passato e noi li stiamo combattendo oggi.”
L’ANG ritiene che l’Occidente, per mezzo degli estremisti islamici disseminati nel mondo arabo, abbia orchestrato la primavera araba nell’intento di partizionare ulteriormente il mondo arabo, sfruttare le sue risorse, colonizzare la sua gente e indebolire i suoi eserciti in modo che essi non siano più in grado di combattere Israele. A parere di Arabi, l’attuale opposizione siriana ha tradito la causa palestinese cooperando con Israele e Stati Uniti nei suoi tentativi di rovesciare Assad. “Martedì 18 febbraio 2014, Benjamin Netanyahu ha visitato dei ribelli siriani feriti e curati in ospedali israeliani e l’opposizione siriana ha lodato Netanyahu e ha espresso la sua sincera gratitudine“, ha dichiarato Arabi. “I soldati dell’esercito siriano invece sono morti nei tunnel mentre contrabbandavano armi verso la Striscia di Gaza“, ha aggiunto.

Donne combattenti
Similmente alla forza paramilitare formata di recente in Siria, costituita da più di 500 donne combattenti e conosciuta come Leonesse per la Difesa Nazionale (LND), anche l’ANG ha reclutato circa 70 combattenti di sesso femminile di età compresa tra i 19 e i 35 anni provenienti da diverse province siriane e le impiega nei checkpoint e ad effettuare controlli di sicurezza in diverse zone del paese. Di solito indossano una divisa militare e sono armate con un fucile d’assalto Kalashnikov. Dalal è una studentessa di 22 anni originaria di Raqqa, ed è uno dei combattenti femminili ANG. “Quando nel 2011 è scoppiato il conflitto, ci fu una spaccatura tra i nazionalisti arabi“, dice Dalal. “Era una giusta rivoluzione o un complotto orchestrato dall’Occidente?” A quel tempo Dalal è stata una delle prime sostenitrici dell’opposizione, desiderosa di vedere il rovesciamento di Assad. “Mi sono sbagliata“, ha continuato Dalal. “Non mi dispiace l’opporsi al regime, dopo tutto il regime ha enormi difetti, ma mi dispiace sostenere la rivoluzione“.
Secondo Dalal i signori della guerra e gli estremisti islamici hanno infuso sofferenza attraverso i saccheggi e diffuso terrore e paura tra la popolazione nelle zone controllate dall’opposizione. “Dopo che i sostenitori di al-Qaeda hanno assunto il controllo di Raqqa, costoro hanno immediatamente cominciato ad attuare una dura interpretazione della legge islamica. Sono stati istituiti Tribunali della Shari’a e sono state emesse punizioni sommarie“, ha detto Dalal. “Le donne sono state costrette a coprirsi il capo e fu proibito truccarsi. Musica, fotografia, sigarette e persino l’educazione sono state proibite.” Dalal ha dichiarato che l’aver visto la decapitazione di un uomo a Idlib è stato per lei un punto di svolta. “Centinaia di persone cantanvano Dio è Grande, compresi bambini, circondando l’ostaggio incatenato, mentre il boia non siriano con capelli lunghi, la barba rossa e un corto abito beige si stava preparando. Il carnefice si chinò e ha iniziato a decapitare lentamente il prigioniero con un piccolo coltello“.
Stufa delle crescenti ingiustizie inflitte alle donne siriane oltre che ai siriani in generale, e motivata dalla sua fede negli ideali nazionalisti, Dalal ha deciso di imbracciare le armi e combattere nell’ANG. “Non volevo arruolarmi nella LND,” esclamò Dalal. “Io non sono una ‘leonessa’, sono una nazionalista araba.”


per chi vuole un userbar da mettere nei forum che frequenta: http://lasintesi.altervista.org/index.php/topic,107.0.html

 

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