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Autore Topic: ARTICOLO 18: TUTTO PREVISTO  (Letto 1174 volte)

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Offline alisio85

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ARTICOLO 18: TUTTO PREVISTO
« il: Gennaio 25, 2012, 03:41:18 pm »
  • Publish
  • da http://socialismonazionale.wordpress.com
    Situazione talmente penosa e reale da non poter apparire vera; ed invece quello che solo qualche mese fa appariva impossibile sta diventando pian piano terribilmente fatto compiuto. Le previsioni che abbiamo fatto solo a novembre circa l’opera dell’attuale Governo in carica si stanno via via avverando con una velocità impressionante. Dopo il primo decreto che ha “vampirizzato” i contribuenti, devastato le attività lavorative con l’aumento della benzina e penalizzato i pensionati…dopo il ridicolo e pasticciato decreto sulle liberalizzazioni che ha spinto il Presidente del Consiglio a predire una crescita del 10% (furbescamente senza dire in quanti lustri o secoli)…eccoci che ora il mirino sarà spostato in ambito lavorativo e in quello delle privatizzazioni. Tutto però viene molto da lontano. Il tutto è contenuto in quel disegno oscuro di riportare la “Balena Bianca” al timone della Nazione, distruggendo il tessuto sociale e industriale e privare lo Stato dell’ultimo briciolodi Sovranità Nazionale. Soprassediamo in questa sede sulla decisione di separare Eni e Snam , sicuramente propedeutica ad un futuro spezzatino e successiva privatizzazione del colosso energetico italiano, e ci soffermiamo invece sull’argomento del giorno: le dichiarazioni (comprensive di promesse) di Mario Monti in merito all’abolizione dell’Art. 18.Leggiamo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio: “«Legame stretto tra il decreto sulla concorrenza e sulla riforma del mercato del lavoro. L’Italia sta sul mercato internazionale per la capacità di collocare i propri prodotti sui mercati internazionali. Ma molte cose dipendono dalla produttività totale dei fattori, come le infrastrutture, i costi delle materie prime, il costo del lavoro, il fardello della burocrazia», ha spiegato il premier a «In mezz’ora» di Lucia Annunziata. «I prossimi obiettivi del governo sono una semplificazione della burocrazia, con una maggiore attenzione alle nuove generazioni», ha rincarato il professore. Sull’articolo 18 Monti ha precisato: «Sono contrario ai tabù, da parte di entrambi gli schieramenti. Deve esserci una trattativa aperta, senza contrapposizioni ideologiche». Non ha escluso «l’idea di un contratto di ingresso che permette per i primi tre anni di licenziare, che è un possibile punto di arrivo, ma dipenderà dal confronto che si svolgerà con le parti sociali».

    La tattica di Monti è quello ormai comprovata di comunicare in “pillole” quelle che saranno le future mosse del governo, con un aplomb da tecnocrate; la strategia prelegislativa ormai è la solita:

    1) si anticipa la notizia in maniera diretta o si fa filtrare tramite stampa

    2) si parla di sicuro dialogo con le parti sociali

    3) si dialoga senza trovare un accordo

    4) si legifera quanto previsto infischiandosene di tutto e di tutti.

    Sic et simpliciter.

    La mossa sulla legislazione giuslavorista era ampiamente prevista e fa parte di quel programma “tecnocratico” che prevede il ritorno dei poteri “bianchi” alla guida della Nazione sotto la guida di Monti e Passera ora, Casini e Montezemolo poi.

    Leggete cosa diceva Montezemolo su La Repubblica il 31.10.2011 sul tema lavoro, annunciando il de profundis a Berlusconi: “Non possiamo chiedere più flessibilità in uscita senza affrontare il problema del precariato permanente e la riforma degli ammortizzatori sociali. La proposta Ichino è del tutto condivisibile e attuabile, ma va presa nella sua interezza. Bisogna abolire i contratti a termine (mantenendo solo quelli fisiologici e stagionali), sostituendoli con un contratto unico, che consenta il licenziamento per motivi economici o organizzativi, ma che protegga il lavoratore dalle discriminazioni, gli eviti di dover rincorrere rinnovi periodici e lo supporti in caso di perdita del lavoro. I lavoratori che attualmente godono di un contratto a tempo indeterminato, protetto dall’art.18, continuerebbero a beneficiare di una protezione più ampia rispetto ai giovani lavoratori, ma in cambio dovrebbero andare in pensione più tardi, contribuendo così a finanziare i nuovi ammortizzatori sociali.”

    Visto che Montezemolo l’ha nominata, rileggiamoci cosa prevede la Proposta Ichino (commenti estratti dal sito del economista del PD):  “Metà dei nostri lavoratori dipendenti non hanno alcuna protezione per il caso di perdita del posto, o ne hanno una molto debole. Parlo delle centinaia di migliaia di lavoratori a termine, “a progetto”, co.co.co., “partite Iva” fasulle, che hanno perso il lavoro in questi ultimi tre anni di crisi, senza un giorno di preavviso e senza alcun trattamento di disoccupazione. Ma c’è bisogno di una profonda riforma anche per la metà protetta. Perché anche la vecchia protezione forte contro il licenziamento – il famoso articolo 18 dello Statuto del 1970 – è molto difettosa. Essa di fatto consiste in una sorta di ingessatura del rapporto di lavoro (…) Da questa grande crisi alcuni nostri settori e aziende usciranno in declino o in fase di contrazione; altri in crescita: per esempio i settori delle macchine utensili, della meccatronica, dei mobili e arredamento, del cuoio e pelle, della moda, e tanti altri. Abbiamo dunque la necessità assoluta di attrezzarci per trasferire i lavoratori dalle aziende che non possono più valorizzare il loro lavoro a quelle che hanno bisogno di loro, garantendo loro la continuità del reddito (…) In sostanza si tratta di questo: un codice del lavoro semplificato, composto di una settantina di articoli molto chiari e facilmente traducibili in inglese (??!!!), suscettibili di applicarsi a tutta l’area del lavoro sostanzialmente dipendente. Così si supera il dualismo fra protetti e non protetti nel mercato del lavoro. L’idea è che, in partenza, questo nuovo “diritto del lavoro unico”, per la parte relativa ai licenziamenti, si applichi soltanto ai rapporti di lavoro nuovi, che si costituiscono da qui in avanti. (…) Quello che l’impresa risparmierà in termini di tempestività dell’aggiustamento degli organici basta e avanza per coprire il costo di una assistenza alla danese nel mercato del lavoro.”

    Marx si rivolta nella tomba, pensando che questi sono gli eredi del Partito Comunista Italiano. La Proposta Ichino è chiara: esiste l’intenzione di togliere i “privilegi” (noi preferiamo chiarmarle tutele) ai lavoratori attualmente occupati a tempo indeterminato, per lo più over40-50 e con famiglie a carico, e di trasferire i medesimi in quel grande magazzino di stoccaggio “precario” insieme alle generazioni più giovani, lontani anni luce come preparazione ed esperienza. La flessibilità dei licenziamenti (al solo sentirne parlare anni fa ci saremmo scandalizzati) dovrebbe servire per costituire un sistema di welfare moderno, sfruttando anche le nuove tipologie di contratti lavorativi come quelli “A Chiamata” (vero abominio).

    E’ notorio che esponenti del PDL come Sacconi e Cicchitto abbiano ripetutamente espresso parere favorevole alle proposte di Ichino. L’ex Ministro del Lavoro Sacconi ha commentato in questo modo: “La proposta di Ichino è interessante, noi abbiamo idee molto simili ad essa. Quando un posto di lavoro si consuma economicamente – ha aggiunto – bisogna pensare a come proteggere il lavoratore licenziato”. Questo ci è sufficiente per capire che dalla parte destra dell’emiciclo il governo Monti avrà strada spianata.

    Da sinistra, oltre ai finti piagnistei della Cgil, sarà curioso vedere come si comporterà il PD, il cui segretario Bersani giusto ieri ha detto “Siamo con Monti senza se e senza ma“. Situazione paradossale, ricordando i milioni di lavoratori che il PD portò in piazza all’epoca del primo quinquennio Berlusconi, quando sembrava che il governo volesse mettere mano alla riforma del lavoro secondo le modalità Ichino.

    Tutto questo porterà alla definitiva mercificazione del mercato del lavoro e alla conseguente perdita di dignità da parte dei lavoratori. Con queste soluzioni prospettate (e già applicate da Marchionne in Fiat) i lavoratori si troveranno durante tutta la loro vita lavorativa sempre sotto ricatto, con tutele pressoché inesistenti, e con l’obbligo (pena la sopravvivenza fisica) di accettare qualsiasi tipologia di contratto, anche a discapito della loro professionalità.
    Tra l’altro tali provvedimenti vanno ad innestarsi in un panorama lavorativo devastato come certificano questi dati: “Male l’occupazione negli ultimi mesi dell’anno scorso. Il tasso di disoccupazione a novembre è all’8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua. Lo rileva l’Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie. È il livello più alto da maggio 2010. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a novembre è al 30,1%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua. È il tasso più alto da gennaio 2004 (anno dell’inizio delle serie storiche mensili). È allarme disoccupazione poi per le giovani del Mezzogiorno. Nel terzo trimestre del 2011 il tasso di disoccupazione delle giovani d’età compresa tra i 15 e i 24 anni che vivono al Sud è al 39%: sono senza lavoro, dunque, quasi quattro ragazze su dieci di quelle che partecipano attivamente al mercato del lavoro.“

    L’Italia si sta sempre più spaccando in due tronconi, spaccatura che avremo in diversi ambiti : uno geografico, uno sociale e uno politico.

    La spaccatura geografica avverrà con le sempre maggiori avversioni tra Nord e Sud, sotto la spinta leghista dall’alto (ora che hanno ritrovato la loro vigoria secessionista tornando all’opposizione) e dal basso a causa della povertà incipiente del Meridione, povertà che oltre a supportare un’antica tradizione di movimentismo insurrezionalista, aumenterà a livello esponenziale i disagi sociali, che troveranno il loro sfogo in piazza.

    Quella sociale avverrà con la rottura fra generazioni. Grazie agli sciagurati provvedimenti che verranno presi, tra qualche mese nel grande recinto dei disoccupati troveremo padri e figli, zii e nipoti, 2 forse 3 generazioni all’interno dello stesso mercato del lavoro, con le ovvie conseguenze a livello di disagio sociale. Pensate cosa può succedere in talune famiglie dove padri e figli sono disoccupati ?

    Quella politica sta già avvenendo, fra i supporter del Presidente Monti, che con il suo fare professionale tende a rassicurare quella parte di italiani “borghesi” che sperano che questo governo “tuteli” quel minimo di benessere che ancora anno e sia fautore di un impossibile rilancio; bacino elettorale quest’ultimo assolutamente trasversale, ma che a causa della situazione economica si sta sempre più assottigliando. Dall’altra parte tutto l’elettorato dei meno abbienti che si sposterà sempre più verso partiti di frange estreme o comunque non assimilabili all’arco costituzionale. Di qui le fosche (perchè per noi sono tali) previsioni dei sondaggi che pronosticano il movimento di Grillo al 7%. Il panorama politico italiano spaziamo ormai dai partiti dei banchieri ai partiti “virtuali”…

    Per questo, per noi Socialisti Nazionali comincia, da subito, una nuova battaglia politica, contro chi vuol devastare il paese in nome delle lobby tecnocratiche ed in nome di un mercato finanziario che toglierà il pane ai cittadini italiani.

    R.B.



    per chi vuole un userbar da mettere nei forum che frequenta: http://lasintesi.altervista.org/index.php/topic,107.0.html

     

    movimento sintetico


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